Tempi recenti testimoniano due particolari fenomeni: 1) la crescita della popolazione disabile, quale effetto dell’aumentato tenore di vita e dei progressi della medicina; 2) le caratteristiche delle società che spesso mediano aspetti locali e globali, e perciò definite “glocali”. Realtà apparentemente indipendenti con inattesi elementi comuni. Una diversa cultura della disabilità e dei percorsi di istruzione ha facilitato l’accesso di giovani con handicap all’Università sfidando i suoi assetti tradizionali, innovandoli. Le numerose e benefiche iniziative inclusive che si diffondono negli Atenei per favorire l’accessibilità favoriranno il conseguimento della laurea. Deve però porsi, già da subito, il problema del lavoro post-Università per i neodottori con disabilità. Fermo il valore nobile della presenza dei disabili nelle aule universitarie per favorire la socializzazione e una cultura giovanile inclusiva, l’Università può e deve operare anche affinché la società e la realtà lavorativa siano pronte a recepire i suoi “prodotti speciali”. A tal fine è utile forgiare e diffondere teorie che favoriscano l’ingresso dei neo dottori disabili all’interno delle imprese private ove è più diffuso il pregiudizio negativo relativo al loro apporto alla produzione. Specifiche aree di ricerca interdisciplinari tra economia, sociologia, psicologia e diritto del lavoro dovrebbero configurare meglio le già tratteggiate logiche del “disability management”, parte del più ampio “diversity management”. In prospettiva microeconomica bisogna valutare l’impatto della disabilità negli equilibri economici e finanziari delle singole aziende che potrebbero considerare oneri, ma anche gli spesso trascurati benefici, soprattutto intangibili, che favoriscono un ambiente lavorativo innovativo e solidale. La riflessione accademica deve però estendersi anche in ambito macroeconomico, analizzando gli effetti sul sistema nazione: oneri per la spesa pubblica, ma anche i vantaggi per l’inserimento lavorativo dei disabili, pure a beneficio delle loro famiglie. L’ambiente “glocale” che sembra prevalere dovrebbe favorire l’inclusione con i suoi principi di tolleranza e rispetto, pur affermando la centralità dell’impresa. Il glocalismo, infatti, valorizza la persona e il suo gruppo, il patrimonio locale materiale e immateriale, l’interazione degli individui in comunità “sottosistemi” di organizzazioni complesse. Insomma un modello sociale nel quale individui, etnie, nazioni diverse possano convivere e dove possano “guadagnare” spazi relazionali ed economici anche le persone disabili.

La disabilità dopo l’Università: il disability management per un lavoro dignitoso, equo e inclusive nelle moderne società glocali

Migliaccio G
2017

Abstract

Tempi recenti testimoniano due particolari fenomeni: 1) la crescita della popolazione disabile, quale effetto dell’aumentato tenore di vita e dei progressi della medicina; 2) le caratteristiche delle società che spesso mediano aspetti locali e globali, e perciò definite “glocali”. Realtà apparentemente indipendenti con inattesi elementi comuni. Una diversa cultura della disabilità e dei percorsi di istruzione ha facilitato l’accesso di giovani con handicap all’Università sfidando i suoi assetti tradizionali, innovandoli. Le numerose e benefiche iniziative inclusive che si diffondono negli Atenei per favorire l’accessibilità favoriranno il conseguimento della laurea. Deve però porsi, già da subito, il problema del lavoro post-Università per i neodottori con disabilità. Fermo il valore nobile della presenza dei disabili nelle aule universitarie per favorire la socializzazione e una cultura giovanile inclusiva, l’Università può e deve operare anche affinché la società e la realtà lavorativa siano pronte a recepire i suoi “prodotti speciali”. A tal fine è utile forgiare e diffondere teorie che favoriscano l’ingresso dei neo dottori disabili all’interno delle imprese private ove è più diffuso il pregiudizio negativo relativo al loro apporto alla produzione. Specifiche aree di ricerca interdisciplinari tra economia, sociologia, psicologia e diritto del lavoro dovrebbero configurare meglio le già tratteggiate logiche del “disability management”, parte del più ampio “diversity management”. In prospettiva microeconomica bisogna valutare l’impatto della disabilità negli equilibri economici e finanziari delle singole aziende che potrebbero considerare oneri, ma anche gli spesso trascurati benefici, soprattutto intangibili, che favoriscono un ambiente lavorativo innovativo e solidale. La riflessione accademica deve però estendersi anche in ambito macroeconomico, analizzando gli effetti sul sistema nazione: oneri per la spesa pubblica, ma anche i vantaggi per l’inserimento lavorativo dei disabili, pure a beneficio delle loro famiglie. L’ambiente “glocale” che sembra prevalere dovrebbe favorire l’inclusione con i suoi principi di tolleranza e rispetto, pur affermando la centralità dell’impresa. Il glocalismo, infatti, valorizza la persona e il suo gruppo, il patrimonio locale materiale e immateriale, l’interazione degli individui in comunità “sottosistemi” di organizzazioni complesse. Insomma un modello sociale nel quale individui, etnie, nazioni diverse possano convivere e dove possano “guadagnare” spazi relazionali ed economici anche le persone disabili.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12070/13850
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