La famiglia, nella pluralità delle sue forme, nella varietà delle sue strutture, nella poliedricità delle sue funzioni, è un microcosmo estremamente permeabile ai condizionamenti esterni e ai controlli comunitari. Allargando l'analisi alle relazioni sociali intrecciate al di fuori dei ristretti confini del gruppo domestico coresidente, la ricerca si è orientata sempre più verso lo studio dei repporti che legano la famiglia al contesto di relazioni di alleanza e di cooperazione economica intessute con il mondo esterno, nonché sui rapporti di autorità e di affetto esistenti all'interno del nucleo familiare, fra marito e moglie, fra genitori e figli, fra generazioni. In particolare la storia dell'infanzia abbandonata, ormai orientata verso l'analisi di politiche assistenziali differenziate per sesso, delle reali condizioni di vita e della formazione professionale di tanti fanciulli destinati a vivere nei numerosi orfanotrofi disseminati sul territorio nazionale, trova in questo saggio una particolare connotazione. Esso delinea la trsformazione, nel lungo periodo, di quattro istituti napoletani maschili destinati all'accoglienza di bambini "mal guidati" in centri di formazione professionale per musicisti. Il modello assistenziale adottato, che inizialmente prevedeva la formazione dei fanciulli tra i 7 e i 13 anni alle attività artigianali o manifatturiere, in particolare l'arte della seta, a partire dalla metà del Seicento pose la musica come elemento fondamentale della struttura didattico-assistenziale dei quattro istituti. Fu così creata, e sempre più alimentata, una domanda di "servizi religioso-musicali" di cui i "figlioli" dei quattro conservatori furono protagonisti assoluti. Nacque così un vero e proprio mercato musicale, che gradualmente divenne sempre meno religioso e più laico, in cui i musicisti formatisi presso i quattro istituti napoletani trovarono la propria collocazione professionale (cappelle, chiese, ensemble orchestrali, teatri, circoli, salotti) creando inevitabili problemi e disordini nell'ambito della struttura didattica e disciplinare delle prime scuole di musica, che confluirono, ai primi dell'Ottocento, in un unico Conservatorio, prima governativo, poi statale: il San Pietro a Majella di Napoli.

Tra botteghe, cappelle e teatri: l'articolazione socio-professionale della famiglia dei musicisti a Napoli in età moderna

DEL PRETE ROSSELLA
2011

Abstract

La famiglia, nella pluralità delle sue forme, nella varietà delle sue strutture, nella poliedricità delle sue funzioni, è un microcosmo estremamente permeabile ai condizionamenti esterni e ai controlli comunitari. Allargando l'analisi alle relazioni sociali intrecciate al di fuori dei ristretti confini del gruppo domestico coresidente, la ricerca si è orientata sempre più verso lo studio dei repporti che legano la famiglia al contesto di relazioni di alleanza e di cooperazione economica intessute con il mondo esterno, nonché sui rapporti di autorità e di affetto esistenti all'interno del nucleo familiare, fra marito e moglie, fra genitori e figli, fra generazioni. In particolare la storia dell'infanzia abbandonata, ormai orientata verso l'analisi di politiche assistenziali differenziate per sesso, delle reali condizioni di vita e della formazione professionale di tanti fanciulli destinati a vivere nei numerosi orfanotrofi disseminati sul territorio nazionale, trova in questo saggio una particolare connotazione. Esso delinea la trsformazione, nel lungo periodo, di quattro istituti napoletani maschili destinati all'accoglienza di bambini "mal guidati" in centri di formazione professionale per musicisti. Il modello assistenziale adottato, che inizialmente prevedeva la formazione dei fanciulli tra i 7 e i 13 anni alle attività artigianali o manifatturiere, in particolare l'arte della seta, a partire dalla metà del Seicento pose la musica come elemento fondamentale della struttura didattico-assistenziale dei quattro istituti. Fu così creata, e sempre più alimentata, una domanda di "servizi religioso-musicali" di cui i "figlioli" dei quattro conservatori furono protagonisti assoluti. Nacque così un vero e proprio mercato musicale, che gradualmente divenne sempre meno religioso e più laico, in cui i musicisti formatisi presso i quattro istituti napoletani trovarono la propria collocazione professionale (cappelle, chiese, ensemble orchestrali, teatri, circoli, salotti) creando inevitabili problemi e disordini nell'ambito della struttura didattica e disciplinare delle prime scuole di musica, che confluirono, ai primi dell'Ottocento, in un unico Conservatorio, prima governativo, poi statale: il San Pietro a Majella di Napoli.
978-88-6611-053-8
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12070/8877
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