La retorica municipale che seguì l'Unificazione italiana, riservò alle opere pubbliche una sorta di "prassi di esaltazione" che caratterizzò le fasi dello sviluppo ottocentesco delle città italiane, focalizzando l'immagine del teatro come quella di un edificio-monumento, l'ornamento più adatto a tempi di "incivilimento" che si stavano vivendo e ai quali conveniva adeguarsi. Benevento, come molte altre città italiane, sin dalla metà dell'Ottocento, cominciò a prepararsi a far parte dell'Italia unita. Le discussioni che animarono i consigli comunali di quegli anni anticiparono questioni che si facevano sempre più impellenti. Tra queste, l'impegno a dotare la città di un particolare monumento alla civiltà e al decoro: il nuovo Teatro Comico, poi intitolato a colui che per primo guidò l'Italia unita, Vittorio Emanuele II.Il saggio anticipa i risultati di un più ampio lavoro di ricerca che partendo dall'assunto del teatro quale servizio pubblico, ricostruisce le sorti di una sorta di "protoindustria culturale", il cui studio implica, necessariamente, l'intreccio delle sue vicende "aziendali" con il più complesso andamento dell'economia locale. Le scelte "imprenditoriali" o più correttamente "impresariali" della gestione del teatro beneventano - in linea con quelle degli altri teatri italiani - sono in vari modi collegate all'evoluzione dei sistemi di istruzione e dei modelli di consumo delle famiglie. Si è di fronte ad una domanda di svago e di divertimento che si concretizza in una crescente domanda di particolari prodotti "di lusso". Una fitta corrispondenza tra agenzie, impresari ed il sindaco della città, descrive l'attività teatrale della cittàdi Benevento e non solo. Di grande interesse tutta la documentazione che ci aiuta nella ricostruzione delle modalità di gestione del teatro con l'originale anticipazione di un modernissimo meccanismo di finanziamento e di gestione pubblico-privato della sala teatrale.

Un teatro per la nuova borghesia:il "Vittorio Emanuele" di Benevento

DEL PRETE ROSSELLA
2010

Abstract

La retorica municipale che seguì l'Unificazione italiana, riservò alle opere pubbliche una sorta di "prassi di esaltazione" che caratterizzò le fasi dello sviluppo ottocentesco delle città italiane, focalizzando l'immagine del teatro come quella di un edificio-monumento, l'ornamento più adatto a tempi di "incivilimento" che si stavano vivendo e ai quali conveniva adeguarsi. Benevento, come molte altre città italiane, sin dalla metà dell'Ottocento, cominciò a prepararsi a far parte dell'Italia unita. Le discussioni che animarono i consigli comunali di quegli anni anticiparono questioni che si facevano sempre più impellenti. Tra queste, l'impegno a dotare la città di un particolare monumento alla civiltà e al decoro: il nuovo Teatro Comico, poi intitolato a colui che per primo guidò l'Italia unita, Vittorio Emanuele II.Il saggio anticipa i risultati di un più ampio lavoro di ricerca che partendo dall'assunto del teatro quale servizio pubblico, ricostruisce le sorti di una sorta di "protoindustria culturale", il cui studio implica, necessariamente, l'intreccio delle sue vicende "aziendali" con il più complesso andamento dell'economia locale. Le scelte "imprenditoriali" o più correttamente "impresariali" della gestione del teatro beneventano - in linea con quelle degli altri teatri italiani - sono in vari modi collegate all'evoluzione dei sistemi di istruzione e dei modelli di consumo delle famiglie. Si è di fronte ad una domanda di svago e di divertimento che si concretizza in una crescente domanda di particolari prodotti "di lusso". Una fitta corrispondenza tra agenzie, impresari ed il sindaco della città, descrive l'attività teatrale della cittàdi Benevento e non solo. Di grande interesse tutta la documentazione che ci aiuta nella ricostruzione delle modalità di gestione del teatro con l'originale anticipazione di un modernissimo meccanismo di finanziamento e di gestione pubblico-privato della sala teatrale.
978-88-6235-014-3
teatro; impresari; Risorgimento; economia
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