L’articolo esamina in chiave teorico–sistematica le condizioni di possibilità della protezione ed esigibilità dei diritti umani in un orizzonte segnato dalla diffusione e dalla transnazionalità dei poteri, nel quale soggetti pubblici e privati, infrastrutture digitali e dispositivi algoritmici concorrono a ridefinire i luoghi, i tempi e le forme della tutela. Dopo una chiarificazione concettuale della nozione di giustiziabilità — intesa come effettiva esigibilità dinanzi ad autorità imparziali secondo procedure idonee a garantire rimedi sostanziali — si indaga come i processi di globalizzazione economica, tecnologica e comunicativa abbiano eroso l’impianto territorialistico del costituzionalismo novecentesco, spostando l’asse delle responsabilità verso reti policentriche e catene del valore articolate. In tale quadro si analizzano, da un lato, l’emersione di standard e doveri di diligenza a carico delle imprese e, dall’altro, la funzione di raccordo esercitata dalle corti sovranazionali nel costruire un linguaggio comune dei diritti; segue una discussione dei rischi e delle opportunità connessi alla giustizia algoritmica, con particolare attenzione ai profili di trasparenza, sindacabilità e non discriminazione. La filosofia del diritto, nella sua praxis, può e deve rileggere la dignità come principio regolativo capace di orientare tecnica e mercati entro limiti di responsabilità condivisa. Occorre dunque proporre linee per una giustizia globale possibile, intesa come architettura policentrica e relazionale di garanzie, fondata sull’integrazione tra norme, istituzioni, pratiche sociali e cultura dei diritti.
Nuove prospettive per la protezione dei diritti umani nella società globalizzata
Zavatta, L.
2025-01-01
Abstract
L’articolo esamina in chiave teorico–sistematica le condizioni di possibilità della protezione ed esigibilità dei diritti umani in un orizzonte segnato dalla diffusione e dalla transnazionalità dei poteri, nel quale soggetti pubblici e privati, infrastrutture digitali e dispositivi algoritmici concorrono a ridefinire i luoghi, i tempi e le forme della tutela. Dopo una chiarificazione concettuale della nozione di giustiziabilità — intesa come effettiva esigibilità dinanzi ad autorità imparziali secondo procedure idonee a garantire rimedi sostanziali — si indaga come i processi di globalizzazione economica, tecnologica e comunicativa abbiano eroso l’impianto territorialistico del costituzionalismo novecentesco, spostando l’asse delle responsabilità verso reti policentriche e catene del valore articolate. In tale quadro si analizzano, da un lato, l’emersione di standard e doveri di diligenza a carico delle imprese e, dall’altro, la funzione di raccordo esercitata dalle corti sovranazionali nel costruire un linguaggio comune dei diritti; segue una discussione dei rischi e delle opportunità connessi alla giustizia algoritmica, con particolare attenzione ai profili di trasparenza, sindacabilità e non discriminazione. La filosofia del diritto, nella sua praxis, può e deve rileggere la dignità come principio regolativo capace di orientare tecnica e mercati entro limiti di responsabilità condivisa. Occorre dunque proporre linee per una giustizia globale possibile, intesa come architettura policentrica e relazionale di garanzie, fondata sull’integrazione tra norme, istituzioni, pratiche sociali e cultura dei diritti.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


