Un’opera di sostegno a gravità sopporta l’azione del volume di terreno spingente grazie al proprio peso o del terreno che grava direttamente su di essa; in particolare l’opera di sostegno deve essere proporzionata adeguatamente per trasferire in fondazione l’azione combinata della spinta del terrapieno e delle proprie forze di massa, senza che sia compromessa la stabilità (del sistema) struttura-terreno. Lo studio del comportamento delle opere di sostegno in presenza di azioni sismiche pone in genere notevoli difficoltà, in quanto l’interazione dinamica tra struttura e terreno è alquanto complessa, essendo condizionata dalle loro deformabilità e dalle caratteristiche del moto sismico (frequenze proprie, durata ecc.). Le opere di sostegno a gravità, in particolare, sono quasi sempre massicce, per cui nell’interazione con il terrapieno e con il terreno di fondazione si può assumere che esse si comportino come corpi “rigidi”, il che costituisce una prima importante semplificazione nello studio di tali manufatti sotto sisma. E’ da considerare, peraltro, che le osservazioni sul comportamento delle opere di sostegno a gravità in occasione di eventi sismici reali, anche di forte intensità, hanno messo in evidenza una discreta risposta di tali manufatti, progettati tradizionalmente con metodi alquanto semplificati. Di conseguenza la casistica di collassi o di danni gravi per tali opere è risultata alquanta povera, e tale da non consentire di trarre grosse indicazioni ai fini dello studio del loro comportamento sotto sisma . Lo studio delle opere di sostegno a gravità, di fatto, è da sempre basato essenzialmente su analisi teoriche, e solo più recentemente su osservazioni del comportamento di modelli in scala ridotta, sottoposti a prove sperimentali dinamiche in centrifuga e su tavola vibrante (a 1 g). In definitiva gli usuali metodi di progetto e/o di verifica si basano su importanti ipotesi semplificative sul comportamento delle opere di sostegno sotto sisma, e si sono consolidati nel tempo anche grazie alla loro semplicità applicativa (essi sono descritti nel seguito nell’ambito delle analisi pseudostatiche ed, in parte, delle analisi dinamiche semplificate). Più recentemente, invece, si sono sviluppati approcci numerici, eseguibili mediante codici FEM o FDM, che implementano modellazioni più complesse del comportamento del terreno, e che in alcuni casi potrebbero consentire previsioni più accurate del comportamento del sistema, a patto che la determinazione dei valori dei parametri che caratterizzano struttura e terreno sia sufficientemente adeguata (nel seguito essi sono descritti nell’ambito delle analisi dinamiche complete).

Cap.12 - OPERE DI SOSTEGNO A GRAVITA'

SIMONELLI A
2005

Abstract

Un’opera di sostegno a gravità sopporta l’azione del volume di terreno spingente grazie al proprio peso o del terreno che grava direttamente su di essa; in particolare l’opera di sostegno deve essere proporzionata adeguatamente per trasferire in fondazione l’azione combinata della spinta del terrapieno e delle proprie forze di massa, senza che sia compromessa la stabilità (del sistema) struttura-terreno. Lo studio del comportamento delle opere di sostegno in presenza di azioni sismiche pone in genere notevoli difficoltà, in quanto l’interazione dinamica tra struttura e terreno è alquanto complessa, essendo condizionata dalle loro deformabilità e dalle caratteristiche del moto sismico (frequenze proprie, durata ecc.). Le opere di sostegno a gravità, in particolare, sono quasi sempre massicce, per cui nell’interazione con il terrapieno e con il terreno di fondazione si può assumere che esse si comportino come corpi “rigidi”, il che costituisce una prima importante semplificazione nello studio di tali manufatti sotto sisma. E’ da considerare, peraltro, che le osservazioni sul comportamento delle opere di sostegno a gravità in occasione di eventi sismici reali, anche di forte intensità, hanno messo in evidenza una discreta risposta di tali manufatti, progettati tradizionalmente con metodi alquanto semplificati. Di conseguenza la casistica di collassi o di danni gravi per tali opere è risultata alquanta povera, e tale da non consentire di trarre grosse indicazioni ai fini dello studio del loro comportamento sotto sisma . Lo studio delle opere di sostegno a gravità, di fatto, è da sempre basato essenzialmente su analisi teoriche, e solo più recentemente su osservazioni del comportamento di modelli in scala ridotta, sottoposti a prove sperimentali dinamiche in centrifuga e su tavola vibrante (a 1 g). In definitiva gli usuali metodi di progetto e/o di verifica si basano su importanti ipotesi semplificative sul comportamento delle opere di sostegno sotto sisma, e si sono consolidati nel tempo anche grazie alla loro semplicità applicativa (essi sono descritti nel seguito nell’ambito delle analisi pseudostatiche ed, in parte, delle analisi dinamiche semplificate). Più recentemente, invece, si sono sviluppati approcci numerici, eseguibili mediante codici FEM o FDM, che implementano modellazioni più complesse del comportamento del terreno, e che in alcuni casi potrebbero consentire previsioni più accurate del comportamento del sistema, a patto che la determinazione dei valori dei parametri che caratterizzano struttura e terreno sia sufficientemente adeguata (nel seguito essi sono descritti nell’ambito delle analisi dinamiche complete).
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