L’imminente riforma dell’art. 65 del Codice della Proprietà industriale fa tornare fortemente all’attenzione la tutela delle invenzioni universitarie. La disciplina vigente, introdotta nel 2001, è fondata sul riconoscimento del diritto al brevetto a favore degli autori delle invenzioni realizzate nell’ambito della ricerca libera, in linea con il modello svedese ed in controtendenza rispetto all’esperienza statunitense ed agli altri sistemi europei. Per verificare in che modo la titolarità personale abbia inciso sull’obiettivo di incrementare l’utilizzo imprenditoriale delle invenzioni accademiche pare imprescindibile calcolare tutti i brevetti per invenzioni che abbiano almeno un ricercatore universitario tra gli autori, university invented, senza limitarsi a quelli di titolarità accademica in senso stretto, university owned. Di là dalle considerazioni sulla convenienza del riconoscimento delle privative in capo al ricercatore o all’istituzione, in una prospettiva funzionale, la titolarità personale dei brevetti per invenzioni derivanti dalla ricerca libera appare coerente con i princìpi sui quali si fondano sia la tutela brevettuale sia la tutela della ricerca scientifica e compatibile con altri meccanismi che permettano un adeguato riconoscimento all’ateneo di appartenenza del ricercatore. In questo quadro, un intervento legislativo si mostra opportuno non per modificare il diritto al brevetto, bensì per risolvere varie criticità che emergono con riferimento ad aspetti specifici della disciplina, alla luce della distinzione essenziale tra ricerca libera e ricerca vincolata e delle sue implicazioni sugli interessi coinvolti. D’altronde, la soluzione di compromesso tracciata nella recente proposta di riforma, a fronte delle molteplici istanze di reintrodurre la titolarità istituzionale, sembra confermare l’esigenza di considerare le peculiarità della ricerca di base e di tutelare adeguatamente gli inventori. Al fine di sviluppare il dialogo tra università ed impresa, prendendo in considerazione tutte le invenzioni realizzate da ricercatori universitari, appare fondamentale, in definitiva, il ruolo del trasferimento tecnologico, che è stato determinante per l’incremento della brevettazione accademica statunitense a partire dalla seconda metà del secolo scorso.

Ricerca universitaria e tutela delle invenzioni

Roberta Mongillo
2022-01-01

Abstract

L’imminente riforma dell’art. 65 del Codice della Proprietà industriale fa tornare fortemente all’attenzione la tutela delle invenzioni universitarie. La disciplina vigente, introdotta nel 2001, è fondata sul riconoscimento del diritto al brevetto a favore degli autori delle invenzioni realizzate nell’ambito della ricerca libera, in linea con il modello svedese ed in controtendenza rispetto all’esperienza statunitense ed agli altri sistemi europei. Per verificare in che modo la titolarità personale abbia inciso sull’obiettivo di incrementare l’utilizzo imprenditoriale delle invenzioni accademiche pare imprescindibile calcolare tutti i brevetti per invenzioni che abbiano almeno un ricercatore universitario tra gli autori, university invented, senza limitarsi a quelli di titolarità accademica in senso stretto, university owned. Di là dalle considerazioni sulla convenienza del riconoscimento delle privative in capo al ricercatore o all’istituzione, in una prospettiva funzionale, la titolarità personale dei brevetti per invenzioni derivanti dalla ricerca libera appare coerente con i princìpi sui quali si fondano sia la tutela brevettuale sia la tutela della ricerca scientifica e compatibile con altri meccanismi che permettano un adeguato riconoscimento all’ateneo di appartenenza del ricercatore. In questo quadro, un intervento legislativo si mostra opportuno non per modificare il diritto al brevetto, bensì per risolvere varie criticità che emergono con riferimento ad aspetti specifici della disciplina, alla luce della distinzione essenziale tra ricerca libera e ricerca vincolata e delle sue implicazioni sugli interessi coinvolti. D’altronde, la soluzione di compromesso tracciata nella recente proposta di riforma, a fronte delle molteplici istanze di reintrodurre la titolarità istituzionale, sembra confermare l’esigenza di considerare le peculiarità della ricerca di base e di tutelare adeguatamente gli inventori. Al fine di sviluppare il dialogo tra università ed impresa, prendendo in considerazione tutte le invenzioni realizzate da ricercatori universitari, appare fondamentale, in definitiva, il ruolo del trasferimento tecnologico, che è stato determinante per l’incremento della brevettazione accademica statunitense a partire dalla seconda metà del secolo scorso.
2022
978-88-495-5187-7
Invenzioni - ricerca universitaria - ricerca libera - ricerca finanziata - brevetti - privative
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12070/58879
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