In 1996 the archaeological excavations at St. Abbondio locality, a site ubicated on the top of a small, 15 m high a.s.l., hill made up by distinct tephra emplacements and located at the edge of the Roman town of Pompeii, provided new data of great geoarchaeological concern for detailing the local history of the settlement pattern and of the environmental land exploitation of the Pompeian area far before the Roman times. From a geomorphological literature we know that the local relief is a volcanic relict that some 5.5 ¸ 4.5 kyr B.P. limited eastward the local reach of the coastal plain, on which the Roman town of Pompeii flourished. Briefly, the geoarchaeological analysis of the findings in a deposit discovered in the archaeological site, in fair agreement with the measured 14C ages, revealed that the site-area, first occupied by an Early Bronze Age settlement, was used as a necropolis in the Middle Bronze Age and then, following a long lasting abandonment, was exploited for intensive farming throughout Hellenistic and Roman times. The stratigraphic sequence exposed by the archaeologic excavations, included some distinct, rich in artefacts, anthropic levels confined between the tephra ejected by Mt. Vesuvius during the last two huge Plinian eruptions of Avellino (best 14C age: 1410 ± 40 yr B.C.) and Pompeii (79 A.D.). The archaeological excavations at St. Abbondio site yielded a reference stratigraphic sequence for the area, particularly valuable because it uncovered, both prehistorical and historical artefacts which are strictly associated with a changing of land use perhaps related with palaeoenvironmental changes induced by locally recurrent natural dramatic volcanic activity.

Nel 1996 nella località Sant’Abbondio a Pompei, poco distante dall’area dei noti scavi archeologici dell’antica città di epoca romana, gli sbancamenti operati per la costruzione di un edificio consentirono la scoperta di una interessantissima situazione geoarcheologica grazie alla quale, per la prima volta nell’area pompeiana, venivano alla luce resti di insediamenti più antichi dell’età romana ed in particolare dell’Età del Bronzo. In un’area dove la stratigrafia geoarcheologica era limitata al periodo romano e tardo antico, finalmente si poteva così documentare una storia degli insediamenti, e quindi dell’uso del territorio, più antica di quanto fino ad allora era conosciuto. Ma, dal punto di vista geologico ambientale, la cosa più straordinaria emersa dallo scavo archeologico è stata la constatazione dell’esistenza anche nell’area pompeiana di uno strato eruttivo riferibile all’eruzione pliniana del Somma-Vesuvio nota col nome di “Eruzione di Avellino”, occorsa circa 1400 anni a.C. Uno strato eruttivo fino ad allora poco conosciuto nell’area e meno ancora la sua interazione locale con i resti archeologici pre-pompeiani. Dallo stesso punto di vista, inoltre, se si considera che gli scavi archeologici pompeiani rappresentano il dramma di una antica città vesuviana distrutta e seppellita dalle vulcaniti dell’eruzione pliniana del 79 d.C., con questa scoperta non solo si documenta una analoga tragedia umana ed ambientale vissuta molto tempo prima dalle popolazioni italiche localmente residenti, ma si arricchiscono gli scenari catastrofistici che per l’area vesuviana, in generale, prospettano come difficoltosa l’interazione tra lo sviluppo dell’urbanizzazione ed i problemi di pericolosità legati al vulcanismo attivo dell’area. Il sito archeologico di Sant’Abbondio è ubicato sulla sommità di una collinetta di origine vulcanica alta poco più di 15 m s.l.m. che limita verso NW la locale pianura alluvionale e costiera su cui prosperava la città romana di Pompeii. In accordo con le datazioni radiocarboniche, i resti archeologici rinvenuti nelle sezioni stratigrafiche e nell’area dello scavo di Sant’Abbondio rivelano che il sito fu occupato inizialmente da un villaggio risalente al Bronzo Antico successivamente trasformato in necropoli durante il Bronzo Medio e poi, dopo un lungo periodo di abbandono, fu sfruttato, a partire dal periodo ellenistico dell’antica Pompeii, per coltivazioni agricole, prima di essere definitivamente occupato, nel I sec. d.C., dai resti di una fattoria di campagna distrutta dall’eruzione del 79 d.C. Nello scavo archeologico il livello eruttivo riferibile all’Eruzione di Avellino ricopre sicuramente, ma senza apparenti segni di distruzione, i resti archeologici del villaggio del Bronzo Antico; purtroppo, non sono chiari i rapporti tra questo livello ed i resti multistratificati della necropoli del Bronzo Medio. Livelli vulcanoclastici alluvionali, depositi di origine antropica e suoli sepolti completano la successione stratigrafica verso l’alto, sulla quale sorgono i resti di una fattoria di epoca romana distrutta e seppellita sotto diversi metri dai lapilli e dalle ceneri vulcaniche dell’eruzione del 79 d.C. sui quali oggi si sviluppa una estesa area edificata. Oltre all’importanza della successione sedimentaria geoarcheologica, il sito di Sant’Abbondio documenta anche un’interessante variazione temporale di uso del territorio con le connesse attività umane; un aspetto, questo, che, come ipotesi di lavoro, potrebbe benissimo essere imputato ai cambiamenti ambientali indotti localmente dall’impatto drammatico dell’attività vulcanica vesuviana.

Geoarchaeological stratigraphy and radiocarbon datings of a deposit from a site of the Pompeian area (Campania, Southern Italy)

RUSSO F.
2006

Abstract

Nel 1996 nella località Sant’Abbondio a Pompei, poco distante dall’area dei noti scavi archeologici dell’antica città di epoca romana, gli sbancamenti operati per la costruzione di un edificio consentirono la scoperta di una interessantissima situazione geoarcheologica grazie alla quale, per la prima volta nell’area pompeiana, venivano alla luce resti di insediamenti più antichi dell’età romana ed in particolare dell’Età del Bronzo. In un’area dove la stratigrafia geoarcheologica era limitata al periodo romano e tardo antico, finalmente si poteva così documentare una storia degli insediamenti, e quindi dell’uso del territorio, più antica di quanto fino ad allora era conosciuto. Ma, dal punto di vista geologico ambientale, la cosa più straordinaria emersa dallo scavo archeologico è stata la constatazione dell’esistenza anche nell’area pompeiana di uno strato eruttivo riferibile all’eruzione pliniana del Somma-Vesuvio nota col nome di “Eruzione di Avellino”, occorsa circa 1400 anni a.C. Uno strato eruttivo fino ad allora poco conosciuto nell’area e meno ancora la sua interazione locale con i resti archeologici pre-pompeiani. Dallo stesso punto di vista, inoltre, se si considera che gli scavi archeologici pompeiani rappresentano il dramma di una antica città vesuviana distrutta e seppellita dalle vulcaniti dell’eruzione pliniana del 79 d.C., con questa scoperta non solo si documenta una analoga tragedia umana ed ambientale vissuta molto tempo prima dalle popolazioni italiche localmente residenti, ma si arricchiscono gli scenari catastrofistici che per l’area vesuviana, in generale, prospettano come difficoltosa l’interazione tra lo sviluppo dell’urbanizzazione ed i problemi di pericolosità legati al vulcanismo attivo dell’area. Il sito archeologico di Sant’Abbondio è ubicato sulla sommità di una collinetta di origine vulcanica alta poco più di 15 m s.l.m. che limita verso NW la locale pianura alluvionale e costiera su cui prosperava la città romana di Pompeii. In accordo con le datazioni radiocarboniche, i resti archeologici rinvenuti nelle sezioni stratigrafiche e nell’area dello scavo di Sant’Abbondio rivelano che il sito fu occupato inizialmente da un villaggio risalente al Bronzo Antico successivamente trasformato in necropoli durante il Bronzo Medio e poi, dopo un lungo periodo di abbandono, fu sfruttato, a partire dal periodo ellenistico dell’antica Pompeii, per coltivazioni agricole, prima di essere definitivamente occupato, nel I sec. d.C., dai resti di una fattoria di campagna distrutta dall’eruzione del 79 d.C. Nello scavo archeologico il livello eruttivo riferibile all’Eruzione di Avellino ricopre sicuramente, ma senza apparenti segni di distruzione, i resti archeologici del villaggio del Bronzo Antico; purtroppo, non sono chiari i rapporti tra questo livello ed i resti multistratificati della necropoli del Bronzo Medio. Livelli vulcanoclastici alluvionali, depositi di origine antropica e suoli sepolti completano la successione stratigrafica verso l’alto, sulla quale sorgono i resti di una fattoria di epoca romana distrutta e seppellita sotto diversi metri dai lapilli e dalle ceneri vulcaniche dell’eruzione del 79 d.C. sui quali oggi si sviluppa una estesa area edificata. Oltre all’importanza della successione sedimentaria geoarcheologica, il sito di Sant’Abbondio documenta anche un’interessante variazione temporale di uso del territorio con le connesse attività umane; un aspetto, questo, che, come ipotesi di lavoro, potrebbe benissimo essere imputato ai cambiamenti ambientali indotti localmente dall’impatto drammatico dell’attività vulcanica vesuviana.
In 1996 the archaeological excavations at St. Abbondio locality, a site ubicated on the top of a small, 15 m high a.s.l., hill made up by distinct tephra emplacements and located at the edge of the Roman town of Pompeii, provided new data of great geoarchaeological concern for detailing the local history of the settlement pattern and of the environmental land exploitation of the Pompeian area far before the Roman times. From a geomorphological literature we know that the local relief is a volcanic relict that some 5.5 ¸ 4.5 kyr B.P. limited eastward the local reach of the coastal plain, on which the Roman town of Pompeii flourished. Briefly, the geoarchaeological analysis of the findings in a deposit discovered in the archaeological site, in fair agreement with the measured 14C ages, revealed that the site-area, first occupied by an Early Bronze Age settlement, was used as a necropolis in the Middle Bronze Age and then, following a long lasting abandonment, was exploited for intensive farming throughout Hellenistic and Roman times. The stratigraphic sequence exposed by the archaeologic excavations, included some distinct, rich in artefacts, anthropic levels confined between the tephra ejected by Mt. Vesuvius during the last two huge Plinian eruptions of Avellino (best 14C age: 1410 ± 40 yr B.C.) and Pompeii (79 A.D.). The archaeological excavations at St. Abbondio site yielded a reference stratigraphic sequence for the area, particularly valuable because it uncovered, both prehistorical and historical artefacts which are strictly associated with a changing of land use perhaps related with palaeoenvironmental changes induced by locally recurrent natural dramatic volcanic activity.
Geoarchaeological stratigraphy, Radiocarbon datings, Vesuvian eruptions, Bronze Age, Pompeii. ; Stratigrafia geoarcheologica, Datazioni radiocarboniche, Eruzioni vesuviane, Età del Bronzo, Pompei.
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